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24/06/2019, 16:20

canapa, italia, legge242/2016



PRODUZIONE-E-VENDITA-DI-CANNABIS-IN-ITALIA:-LO-STATO-DELL’ARTE


 Il 14 gennaio 2017 è entrata in vigore la legge 242/2016 recante disposizioni in materia di promozione e coltivazione della filiera agroindustriale della canapa.



Il 14 gennaio 2017 è entrata in vigore la legge 242/2016 recante disposizioni in materia di promozione e coltivazione della filiera agroindustriale della canapa; questo ha fatto sì che venisse fatta chiarezza su tematiche fino ad allora ancora nebulose.

Prima fra tutte, la tipologia di cannabis coltivabile in Italia: secondo la circolare, infatti, le varietà di canapa che è consentito coltivare sono quelle iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole. La coltivazione di canapa, inoltre, NON necessita di autorizzazione, ma il coltivatore ha l’obbligo di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi. Ha altresì l’obbligo di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente. 

Altro punto importante è la definizione dei livelli di THC permessi: il limite consentito si attesta a 0.2 % nella canapa greggia, con una soglia di tolleranza allo 0.6%. Qualora i valori di THC totale superassero queste soglie, l’autorità giudiziaria potrebbe disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa.

Il nostro Laboratorio effettua di routine questa tipologia di analisi, il servizio è disponibile CLICCANDO QUI

Risulta quindi importante, nonostante non sia esplicitamente dichiarato dalla legge 242/2016, effettuare delle analisi sulla canapa per attestare che il titolo di THC (totale) rientri nei limiti di legge. 

Infine, la legge di cui sopra proponeva, entro sei mesi dall’entrata in vigore della stessa, una definizione dei livelli massimi di THC ammessi negli alimenti. 

Ad oggi, tuttavia, è stata presentata solo una bozza che si è rivelata poco tollerante nei confronti dei livelli ammessi, contestati dai produttori di canapa soprattutto per le condizioni climatiche italiane degli ultimi anni, principali responsabili del probabile superamento dei limiti stessi (2,0 mg/kg per semi di canapa e farine ed integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa. 5,0 mg/kg per olio ottenuto da semi di canapa). Le soglie indicate nella bozza ministeriale, inoltre, sarebbero difficilmente rilevabili anche dagli appositi strumenti analitici.
24/06/2019, 16:20



CANNABIS-AD-USO-MEDICO:-STORIA-DI-UNA-PIANTA-CONTROVERSA


 Nell’uso medico, viene definita cannabis la canapa con contenuto di THC superiore allo 0.2%, diversa quindi da quella impiegata nel settore tessile o agroalimentare.




Nell’uso medico, viene definita cannabisla canapa con contenuto di THC superiore allo 0.2%, diversa quindi da quella impiegata nel settore tessile o agroalimentare.

La cannabis viene utilizzata a scopo terapeutico fin dall’antichità: dall’Erbers Papyrus risalente al 1500 a.C. circa, passando per le civiltà orientali, poi islamiche in età medioevale fino al XIX secolo, periodo in cui la cannabis sarebbe stata utilizzata per la prima volta in Occidente. 

Dopo un periodo di stasi nell’utilizzo di questa pianta dovuto, agli inizi del XX secolo, alla difficoltà nel controllo del suo dosaggio, nel 1941 la cannabis viene definitivamente rimossa dalla farmacopea USA e vietata a partire dal 1970.L’interesse medico per la cannabis si riaccese intorno agli anni ’80 e, in tempi più recenti, un totale di 29 Stati Americani consente l’uso della cannabis a scopo medico, nonostante questa rimanga una sostanza illegale e non autorizzata dalla FDA (Food and Drug Administration, ndr).

In Italia la canapa è stata utilizzata per millenni soprattutto per le sue fibre tessili, ma è solo con il DM 9/11/2015 che si autorizza la coltivazione della cannabis da utilizzare per la produzione di medicinali.

Gli impieghi della cannabis sono diversi, ed in particolare si ricorda il trattamento del dolore in patologie quali la sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale, il suo effetto antinausea ed antiemetico per sintomi derivanti da chemioterapia o radioterapia, o ancora l’effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali.

Le implicazioni mediche della cannabis sono numerose ed altrettante sono le forme farmaceutiche attraverso le quali è possibile utilizzarla: cartine, capsule, creme, estratti, tutte preparazioni magistrali allestite dal farmacista previa presentazione di ricetta medica. Una delle forme farmaceutiche predilette al momento è l’olio di cannabis terapeutico (vedi post di Ternelli), la cui assunzione per via orale risulta più fruibile rispetto ad un decotto o ad una forma vaporizzabile.

Il DM 9/11/2015 pur non vietando questo tipo di preparazione magistrale, ne consiglia la titolazione al fine di assicurarne la qualità; tale titolazione deve essere effettuata per ciascuna preparazione magistrale con metodologie sensibili e specifiche quali la cromatografi a liquida o gassosa accoppiate alla spettrometria di massa.

Il nostro Laboratorio effettua di routine questa tipologia di analisi, il servizio è disponibile CLICCANDO QUI


Poiché non esistono linee guida ufficiali per l’allestimento dei preparati galenici e nemmeno per la titolazione degli stessi, è evidente come ci sia ancora tanto da lavorare ed approfondire in questa direzione.


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