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PRODUZIONE E VENDITA DI CANAPA IN ITALIA: lo stato dell'arte

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SEDE LEGALE: Via Assarotti, 10 - 10122 Torino | P.IVA: 11328830010

27/09/2019

A cura della Dott.ssa Ilaria Zedda

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Il 14 gennaio 2017 è entrata in vigore la legge 242/2016 recante disposizioni in materia di promozione e coltivazione della filiera agroindustriale della canapa; questo ha fatto sì che venisse fatta chiarezza su tematiche fino ad allora ancora nebulose.


 

Archivio

Prima fra tutte, la tipologia di cannabis coltivabile in Italia: secondo la circolare, infatti, le varietà di canapa che è consentito coltivare sono quelle iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole.

 

 

 


 

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La coltivazione di canapa, inoltre, NON necessita di autorizzazione, ma il coltivatore ha l’obbligo di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi. Ha altresì l’obbligo di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente. 

 

 

 


 

Altro punto importante è la definizione dei livelli di THC permessi: il limite consentito si attesta a 0.2 % nella canapa greggia, con una soglia di tolleranza allo 0.6%.

 

Qualora i valori di THC totale superassero queste soglie, l’autorità giudiziaria potrebbe disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa.


 

Risulta quindi importante, nonostante non sia esplicitamente dichiarato dalla legge 242/2016, effettuare delle analisi sulla canapa per attestare che il titolo di THC (totale) rientri nei limiti di legge.

 

Il nostro Laboratorio effettua di routine questa tipologia di analisi, il servizio è disponibile CLICCANDO QUI.

 

Infine, la legge di cui sopra proponeva, entro sei mesi dall’entrata in vigore della stessa, una definizione dei livelli massimi di THC ammessi negli alimenti.

 

 

 


 

Ad oggi, tuttavia, è stata presentata solo una bozza che si è rivelata poco tollerante nei confronti dei livelli ammessi, contestati dai produttori di canapa soprattutto per le condizioni climatiche italiane degli ultimi anni, principali responsabili del probabile superamento dei limiti stessi (2,0 mg/kg per semi di canapa e farine ed integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa. 5,0 mg/kg per olio ottenuto da semi di canapa).

 

Le soglie indicate nella bozza ministeriale, inoltre, sarebbero difficilmente rilevabili anche dagli appositi strumenti analitici.